I Piani di Artavaggio e i Piani di Bobbio, nella zona del Gruppo dei Campelli, sono tra le località più conosciute e frequentate della Valsassina. Legate soprattutto agli sport invernali, in primavera, estate e autunno diventano il set perfetto per numerose escursioni di vario livello. Ce n’è una, in particolare, che collega le due località: l’Anello dei Campelli, un giro ad anello abbastanza impegnativo che si snoda tra i Piani di Artavaggio e i Piani di Bobbio, tutto intorno allo Zuccone Campelli.

Informazioni generali

Questa escursione ad anello può essere percorsa in molti modi, partendo dall’una o dall’altra località, girando in senso orario o in senso antiorario. Nella versione che proponiamo di seguito, partiremo dai Piani di Artavaggio e percorreremo l’Anello dei Campelli in senso orario. In ogni caso si tratta di una camminata lunga e con un dislivello importante.

Partenza e arrivo: Piani di Artavaggio (1.640m slm)
Lunghezza: 15 km
Dislivello: 1.000 metri
Durata: 5 ore 30 minuti
Difficoltà: Impegnativo

Attenzione: un tratto dell’anello passa dal Sentiero degli Stradini, un percorso molto esposto ed attrezzato con catene, sconsigliato assolutamente a chi soffre di vertigini e alle persone alle prime esperienze di montagna. In generale il giro è abbastanza lungo con un dislivello importante, non va sottovalutato per nessun motivo!

Si sconsiglia di percorrere questa escursione in inverno o comunque in presenza di neve.

Escursione effettuata il 18 maggio 2025

Descrizione dell’Anello dei Campelli

L’escursione, nella nostra versione, inizia ai Piani di Artavaggio, località facilmente raggiungibile con la funivia da Moggio. In alternativa, sempre da Moggio, si può salire con il “Sentiero del Vallone” (circa 2 ore e 750 metri di dislivello).

Dalla stazione della funivia (1.640m slm) in breve raggiungiamo i rifugi Baita della Luna e Sassi Castelli, quindi guadagniamo il centro dell’ampia conca pratosa dove sorge l’ex albergo degli sciatori. Qui seguiamo la comoda pista che sale a tornanti in direzione del Rifugio Nicola, finché – dopo circa 25 minuti dalla partenza – troviamo un bivio. Lasciamo la strada per il Nicola e svoltiamo nettamente a sinistra, percorrendo alcuni metri in salita.

Il largo e comodo tracciato in breve spiana e procede con un andamento di blandi sali e scendi tra i pascoli di questa zona meno battuta dei Piani di Artavaggio. Superiamo uno stagno di abbeveramento per gli animali (siamo proprio sotto al Rifugio Cazzaniga-Merlini) e dopo circa un’ora dalla partenza raggiungiamo la Casera Campelli (1.780m slm), circondata dai prati.

Il Sentiero degli Stradini tra i Piani di Artavaggio e i Piani di Bobbio

Prendiamo fiato e prepariamoci, perché ora inizia la parte più impegnativa di tutta la giornata: il Sentiero degli Stradini. Seguiamo le indicazioni della Dorsale Orobica Lecchese – DOL e percorriamo alcuni metri in salita. Poi di colpo davanti a noi si apre il panorama sulla Valsassina.

Il sentiero non ha un andamento ripido, si svolge quasi tutto alla stessa quota, ma taglia l’impervio versante valsassinese del Gruppo dei Campelli, molto roccioso e solcato da profondi e ripidi canali. Nei tratti dove il sentiero si fa più stretto (tipicamente nel fondo dei canali) sono collocate alcune corde fisse di sicurezza. L’attenzione deve essere massima perché mettere un piede in fallo da queste parti potrebbe essere fatale.

Quando è passata all’incirca un’ora dalla Casera Campelli (due ore dalla partenza), troviamo a destra l’attacco della via ferrata allo Zucco Pesciola. La ignoriamo, ma è il segnale che ormai ci siamo: il peggio è passato. Ora il sentiero taglia, sempre alla stessa quota, pendii pratosi. In circa un quarto d’ora raggiungiamo la Bocchetta di Pesciola (1.784m slm) e con una leggera discesa arriviamo al Rifugio Lecco ai Piani di Bobbio (1.760m slm), ben evidente davanti a noi.

I Piani di Bobbio e il Vallone dei Mughi

Dopo una meritata sosta (in seguito non troveremo altri punti di appoggio), dal rifugio proseguiamo in blanda discesa in direzione della stazione della funivia. Dopo pochi metri, sulla destra troviamo una traccia di sentiero. Lasciamo la strada sterrata e seguiamo il sentiero, che tra i prati taglia la base dello Zucco Barbesino. In breve (circa 15 minuti dal Rifugio Lecco) raggiungiamo una baita, dove troviamo un incrocio di sentieri. Qui le indicazioni non sono chiarissime, ma comunque abbiamo due opzioni: la prima è il percorso invernale, il secondo è quello estivo (e di conseguenza quest’ultimo è sconsigliato in presenza di neve).

Se il periodo lo consente, noi consigliamo di seguire la “via estiva”. Seguiamo la traccia di sentiero che risale il pendio alle spalle dal baitello, con un primo tratto abbastanza ripido. Man mano che procediamo, ci inoltriamo all’interno di una spettacolare conca abbastanza selvaggia: è il Vallone dei Mughi, un luogo davvero molto suggestivo nel cuore del Gruppo dei Campelli.

Il sentiero estivo rimane sul lato destro della conca (mentre l’invernale passa sul fianco opposto). In alcuni punti dobbiamo attraversare alcuni ghiaioni, facendo attenzione al fondo irregolare. Il sentiero inizia a farsi sempre più ripido fino a guadagnare la Bocchetta dei Mughi, che con i suoi 2.010m slm è il punto più alto dell’intero anello (e qui si ricongiungono i due sentieri, invernale ed estivo). Dal Rifugio Lecco è passata un’ora (circa tre ore totali dalla partenza).

L’altro lato dell’Anello dei Campelli

Ora ci spostiamo sul versante orientale dei Campelli, quello che si affaccia sulla bergamasca. Dopo una prima discesa un po’ ripida, il sentiero procede con sali e scendi rimanendo sempre alla stessa quota. Il sentiero qui è abbastanza tranquillo e ben evidente, ma l’ambiente è sempre molto roccioso e questo richiede di presentare sempre grande attenzione a dove si mettono i piedi. Inoltre su questo versante è più facile trovare neve anche in tarda primavera. Quando è passata circa un’ora dalla Bocchetta dei Mughi (quattro ore totali) troviamo una pozza di abbeveramento ai piedi di un’imponente parete rocciosa.

Pian piano ci stiamo riavvicinando ai Piani di Artavaggio, ma c’è ancora un po’ da camminare. A questo punto, infatti, ci troviamo molto vicini alla Cima di Piazzo, che sorge proprio alle spalle del Rifugio Cazzaniga-Merlini. Ci troviamo in una specie di valletta che corre tra lo Zuccone Campelli e appunto la Cima di Piazzo.

Ora le rocce iniziano a lasciare posto ai prati e iniziamo a intuire il paesaggio tipico della zona di Artavaggio. Arriviamo infine alla Bocchetta di Campelli (1.913m slm), quando l’orologio segna 4 ore 45 minuti dalla partenza. A questo punto, in una decina di minuti raggiungiamo il Rifugio Cazzaniga-Merlini e, con altri cinque minuti, il Rifugio Nicola (5 ore totali).

La chiusura dell’anello

Inizia ora la discesa. Possiamo seguire l’ampio tracciato della pista agrosilvopastorale, eventualmente tagliando i tornanti in discesa seguendo le tracce di sentiero tra i prati. In circa mezz’ora di tempo ritorniamo prima al grande prato intorno all’ex albergo di Artavaggio, poi al Rifugio Sassi Castelli e infine alla stazione della funivia (1.640m slm), chiudendo così il nostro giro tutto intorno al Gruppo dei Campelli.

A proposito dell’Anello dei Campelli

Come dicevamo in apertura, si tratta di un’escursione abbastanza lunga e impegnativa. Da un punto di vista tecnico è il Sentiero degli Stradini che presenta le difficoltà maggiori, ma in generale tutta l’escursione si svolge in un ambiente severo.

Al di là di questo, a parte la salita dal Vallone dei Mughi alla Bocchetta, non ci sono salite particolarmente ripide: come raccontato, il percorso procede principalmente per sali e scendi, quindi i circa mille metri di dislivello risultano ben distribuiti lungo i quindici chilometri di lunghezza dell’anello. Quindi le principali difficoltà sono di tipo tecnico a causa del terreno impervio su cui si svolge l’escursione.

L’anello può essere percorso indifferentemente anche partendo dai Piani di Bobbio, così come in senso inverso.

Foto e testi di Michele Castelnovo
Riproduzione riservata
 – Trekking Lecco

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Categories: Valsassina

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